
Dopo il romanzo d'esordio V., Thomas Pynchon, lo scrittore con il dentino sporgente alla Bugs Bunny, scrisse un libro altrettanto intricato del primo, ma assai più breve: L'incanto del lotto 49. Pubblicato nel 1966, racconta la storia di una giovane donna dal buffo nome sofocleo: Oedipa. Oedipa Maas proverà a decifrare un complotto legato a un album di francobolli, ereditato dal defunto ex marito, un ricco magnate immobiliare californiano. Il mistero dei francobolli, che Oedipa non riuscirà mai a risolvere, riguarda la segreta contesa tra due servizi postali, una rivalità che diventa emblema di qualcos'altro, della lotta tra il bene e il male, tra il potere e il contropotere, tra cultura e controcultura.
Ho letto il romanzo di Pynchon alla fine degli anni Novanta, nell'edizione e/o. Grazie ad autori come Pynchon e Philip Dick ho imparato da giovane a flirtare con la paranoia. Era l'epoca dei primi traballanti collegamenti a internet, dell'incontro tra il mouse e il palmo della mano, dell'apprendistato all'uso delle emoticon e di nuovi simboli come la @ e dei primi provider di posta elettronica (Yahoo!, Hotmail etc.).
Un pomeriggio di marzo 2025 ho fatto un breve viaggio su un autobus semivuoto. Il sottoscritto, il conducente, un paio di signore molto concentrate sui cellulari e un adolescente con un mazzo di mimose in mano. Io avevo con me una copia de L'incanto del lotto 49. Ero diretto verso un luogo, in Val Brembana, provincia di Bergamo, che aveva a che fare col romanzo di Pynchon e la lotta tra i due servizi postali. In mezzo alla lavatrice d'immagini e storie de L'incanto del lotto 49, esisteva la traccia di un collegamento che portava a un paesino della montagna orobica, a un'ora e mezza di auto da Milano: Cornello dei Tasso.
Per arrivare a Cornello dei Tasso bisogna risalire la strada provinciale che da Bergamo porta fino in Valtellina, costeggia dall'alto il fiume Brembo e si snoda nella cementificata Val Brembana. La strada, percorsa dalle auto di chi in Val Brembana vive e da un viavai di autocarri e autoarticolati, s'inoltra fra villette, mobilifici, capannoni e stabilimenti industriali, fino ad affacciarsi sulle arcate in cemento armato della San Pellegrino Flagship Factory. Dopo un'ora di viaggio si arriva alla fermata di Camerata Cornello. A Camerata Cornello s'imbocca un sentiero che sale nel bosco e in meno di mezz'ora, in un bel silenzio, si arriva finalmente nel borgo di Cornello dei Tasso. Alla radice dei complotti e dei misteri che Pynchon ha intrecciato ne L'incanto del lotto 49, c'è una vicenda storica la cui origine è proprio qui, in questo nucleo medievale di casette e viuzze costruite a mezzacosta.
Al momento di ricevere l'eredità, Oedipa Maas è fidanzata con un disc jockey. Siamo nella California di metà anni Sessanta. Pynchon è un giovane uomo di 29 anni, nato e cresciuto nello stato di New York, ma da qualche tempo stabile in California. Sono passati tre anni dalla morte di Kennedy e la summer of love è alle porte. La California, e specialmente San Francisco ed Haight-Ashbury, sono bolle traboccanti di mistici, contestatori, fuorilegge, psiconauti e studenti impegnati a scavare gallerie tra rami diversi del sapere, in cerca di dio, del nirvana, del piacere e di nuovi modi di comunicare, compresa la telepatia. Già da tempo in California si fa uso abbondante di LSD, marijuana e anfetamine. Fra i personaggi de L'incanto del lotto 49 compaiono i membri di una band, The Paranoids, e figura anche un quadro aziendale licenziato a causa dell'automazione. Pynchon gli dedica giusto una riga, ma ci aveva visto lungo. Nei bar, fra “oscillatori, microfoni a contatto, dispositivi a cannone”, si ascoltano le opere di Karlheinz Stockhausen e il suono di “Radio Colonia”, il celebre laboratorio per lo studio della musica elettronica, nato a Colonia nel 1953.
La struttura del libro, con le sue digressioni, gli scarti improvvisi, le storie nelle storie, la mescolanza di alto e basso, è tanto un esempio di forma e stile postmoderno, quanto il prodotto di una mente psichedelica, compiaciuta di sé e della facilità con cui inventa frattali su frattali narrativi. L'ironia, l'innocenza, la comica plasticità che caratterizzano i dialoghi e la gestualità dei personaggi, ricordano la psicologia e il disegno curvilineo dei protagonisti dei cartoni animati alla Hanna e Barbera, molto popolari nella tv americana dell'epoca. Di certi personaggi di Pynchon si può affermare quello che a volte si dice di certi esseri umani: sembra un cartone animato. In questo clima ricco, variopinto ed eclettico, Pynchon riesce a costruire un'atmosfera di attesa, mistero, enigma, paranoia. Oedipa piano piano mette insieme i pezzi del puzzle e sospetta quel che si cela dietro un disegnino stilizzato, una specie di tromba silenziata da una sordina. Vede la tromba con la sordina ovunque. Ne è ossessionata. Pare che la tromba sia il simbolo del Tristero, un servizio postale alternativo, che combatte contro il servizio postale ufficiale. È un conflitto che va avanti da secoli, da quando nella vecchia Europa le poste erano controllate dalla nobile famiglia dei Thurn und Taxis. Ed è qui che si arriva a Bergamo, alla val Brembana e a Cornello dei Tasso.

La famiglia tedesca dei Thurn und Taxis esiste ancora oggi. È ricca, potente e influente. Uno dei personaggi più chiacchierati, la principessa Gloria Thurn und Taxis, è stata negli anni Ottanta una giovane eccentrica dalla chioma cotonata e negli anni Novanta una donna d'affari, mentre oggi è nota per l'amicizia con Steve Bannon e l'estrema destra tedesca. Alla storia dei Thurn und Taxis è ispirato anche un gioco da tavolo omonimo: Thurn und Taxis. Obiettivo del gioco è costruire una rete di uffici postali in varie città della Baviera e imporre il proprio predominio. Ma prima dei Thurn und Taxis, in realtà, venne la famiglia dei Tasso. Anzi, i Thurn und Taxis sono diretti discendenti della famiglia dei Tasso, originaria del borgo di Cornello dei Tasso.
Nel XIII secolo Cornello dei Tasso era un vero e proprio centro mercantile, con tanto di taverne e locande. Si trovava lungo la “via mercatorum”, una mulattiera usata per spostare a dorso d'asino e a cavallo le merci, facendo spola tra Bergamo, la val Brembana e la Valtellina. La breve via porticata che attraversa il borgo e mette al riparo dal vento e dalla pioggia, con le arcate in pietra, la soffittatura in travi e la pavimentazione in acciottolato, è quel che resta della vitalità e dell'animazione che caratterizzavano la quotidianità del paese in epoca medievale. Quella dei Tasso è la stessa famiglia di montanari intraprendenti da cui discende il Torquato Tasso de La Gerusalemme liberata, ma soprattutto è il clan a cui è attribuito l'invenzione del primo sistema postale. È un certo Omodeo Tasso, scomparso nel 1290, a fondarlo secondo una versione tramanda nel tempo, benchè non suffragata da documenti".
Pynchon lo menziona di sfuggita in una riga, con il nome di Omedio Tassis: “Omedio Tassis, bandito da Milano, organizzò i suoi primi servizi di staffette nella regione bergamasca attorno al 1290”. Il sistema organizzato dai Tasso prevedeva la distribuzione sul territorio di più stazioni, con una stalla attrezzata di tutto punto, dove riposavano i cavalli pronti a dare il cambio ai cavalli stremati, reduci da ore di cammino. In sella al cavallo, naturalmente, c'era il corriere, spesso un uomo in salute e dal fisico robusto. Oltre alla fatica, il corriere viveva probabilmente lunghi momenti di solitudine, immerso completamente nella natura e nel silenzio del paesaggio. Possiamo solo immaginare gli effetti di questa esperienza sul suo pensiero e sulla sua vita interiore. Col tempo il cavallo venne sostituito dalla carrozza e le stazioni si dotarono di servizi aggiuntivi: una bottega di maniscalco e un ufficio postale. I Tasso riuscirono nel tempo a organizzare un efficiente servizio di posta per conto della Repubblica di Venezia. In seguito gestirono le poste pontificie e lavorarono per principi e imperatori, fino a legarsi agli Asburgo. A partire dal 1489 Jannetto dei Tassis (nei documenti, Tasso e Tassis si alternano di continuo) fu mastro di posta per Massimiliano I d'Asburgo. Francesco Tasso fu invece incaricato di amministrare il traffico postale fra Bruxelles e la Spagna. I Tasso diventarono sempre più potenti e si radicarono a nord delle Alpi. Un discendente, allo scopo di acquistare lo status di aristocratico, riuscì alla bella e meglio a dimostrare una lontana ascendenza dal nobile ceppo dei milanesi Della Torre. Nacque così il casato dei Tasso Della Torre, poi germanizzato, nel 1650, in Thurn und Taxis.

Vista di Cornello.
Photo: Castigliano Licini.
A Cornello dei Tasso oggi vivono 20 persone. Il paese è isolato, si arriva soltanto a piedi. Un piccolo museo su due piani è dedicato alla storia dei Tasso e della Posta. Le finestre offrono una bella vista sul bosco. Come Oedipa Maas il visitatore del museo s'imbatte in continue riproduzioni del corno postale, simbolo segreto del Tristero e strumento usato un tempo dai corrieri per segnalare il proprio arrivo. Il corno postale figura nello stemma della famiglia Tasso e appare anche in un vecchio affresco scrostato sulla facciata di una casa di Cornello dei Tasso. È proprio al venerando corno postale che il disegnino del Tristero si riferisce, con intenzione ostile e parodica. Si tratta di una ante litteram appropriazione ironica di uno stemma, di un marchio. Pynchon attribuisce così tanta importanza al simbolo del Tristero, che decide di riprodurne l’immagine sulla pagina. Da quel momento in poi il disegnino comincerà a comparire un po' dappertutto, sotto gli occhi disorientati di Oedipa.
“Da una porta aperta vide la scala crepuscolare di una casa di affittacamere che puzzava di disinfettante, ma non udì il dolore che sconquassava il vecchio rannicchiato su un gradino. La faccia era nascosta da due mani bianche come vapore. Il corno da postiglione tatuato sulla sinistra cominciava a perdere i contorni e l’inchiostro a sbiadire. Ipnotizzata, Oedipa si avventurò nella penombra e cominciò a salire per la scala scricchiolante, esitando a ogni gradino.”1
L'incanto del lotto 49, pag.116, Einaudi Stile Libero, 2005, traduzione di Massimo Bocchiola.
Mentre facevo su e giù per la minuscola Cornello dei Tasso, visitando il museo e poi la stupenda chiesa, mi è tornato in mente un ricordo. Anni fa, da qualche parte, non ricordo dove, mi capitò di scambiare qualche parola con un tizio (o era una tizia?) che aveva tatuato all'interno di un avambraccio il simbolo del Tristero. Gli chiesi (o le chiesi): “è il Tristero... vero?”.
Alle pareti della trattoria di Cornello dei Tasso, che il sabato si riempie di gitanti, sono appese foto di vedute in bianco e nero del paese, scattate tra gli anni Sessanta e Settanta. In una foto si vedono un arco e un muro di pietra: è tutto ciò che resta della vecchia casa dei Tasso, a due passi dalla trattoria. In un'altra sala c'è invece uno splendido ritratto a figura intera di Arlecchino. Arlecchino, secondo la tradizione, non sarebbe altro che un certo Zanni, nato ad Oneta, l'altro nucleo di case sulla “via mercatorum”. In età adulta Zanni andò a Venezia, a servire nelle case dei ricchi con i suoi modi allegri e un po' zotici, diventando così l'Arlecchino della commedia dell'arte. In un quadretto, invece, proprio alle spalle del tavolo dove ho pranzato, è incorniciata una cartolina, spedita qualche anno fa e firmata da un barone della famiglia Thurn und Taxis.

Toglie un po' il fiato pensare che questo luogo, fra vecchie mura medievali e pietre muschiate, in provincia di Bergamo, è la cava originaria da cui Pynchon tirò fuori il materiale per scrivere un importante romanzo della letteratura postmoderna. Tre anni dopo la pubblicazione de L'incanto del lotto 49, in California, dalla connessione tra due computer nacque Arpanet, il progenitore di Internet. Oggi il corno postale, quello che compariva nello stemma dei Tasso, è un emoji di WhatsApp.
Ivan Carozzi è autore dei programmi tv Le invasioni barbariche, L’assedio, Lessico amoroso e Lessico civile, Dilemmi e Inchieste da fermo. È stato caporedattore di Linus ed è autore dei libri Figli delle stelle (Baldini e Castoldi, 2014), Macao (Feltrinelli digital, 2012), Teneri violenti (Einaudi Stile Libero, 2016), L’età della tigre (Il Saggiatore, 2019), Fine lavoro mai (Eris, 2022) e coautore con Enrico Deaglio dei primi due volumi del progetto C’era una volta in Italia (Feltrinelli, 2023\2024). Ha scritto podcast e audiodocumentari per Radio 3 e Chora Media, tra cui Frigo!!! con Nicolò Porcelluzzi.
Si ringrazia il Museo dei Tasso e della Storia Postale per il supporto editoriale e per aver generosamente condiviso immagini e testimonianze che hanno arricchito questo contributo.
All images courtesy Museo dei Tasso e della Storia Postale.