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Luigi Nono: Il manoscritto di Prometeo

by Travis Jeppesen
testo
10.17.2025
TEMPO DI LETTURA:
4 minuti
Luigi Nono: Il manoscritto di Prometeo

Il testo diventa qualcosa da inseguire. Non arrivare! Sembra cantare, dare ordini, mentre ci avviciniamo in attesa del rumore che ci si aspetta. I segni tradiscono una certezza: il suono codificato nel colore, dove le onde di significato benevolo potrebbero trovare compimento.

Il dono del fuoco è anche il dono dello scarabocchio: l’inizio di qualcosa di sacro che può essere strumentalizzato, attraverso l’esercizio. L’inizio di qualcosa, e la conoscenza interiore che lo accompagna.

Scrivere per non appartenergli: il tempo. Il tempo è una lurida cagna che vuole renderci suoi schiavi.

Un tremolo, e poi il nulla. Rosso rosso: vantaggio di questo cerchio aranciato sul non-scrivere. La distorsione del basso profondo sollecita un pallido ghirigoro discendente; la congestione del madrigale. L’umanità ha la possibilità di redimersi, nuda.

Piangi il sacro che non controlliamo più. Dio in accappatoio accende un fiammifero: la scintilla innesca un trionfo. Non saremo in grado di capirlo per un secolo o due; a quel punto, non ci saranno più battaglie. Li senti tuonare sopra di noi? Zeus sculaccia il figlio.

Scegliendo a caso ciò che è appena un’onda, ci muoviamo verso le frecce per spezzare l’isolamento. È il segnale perché squillino i corni, perché le ceneri dell’umanità si disperdano nel passato. Questo è uno scenario senza attori umani. Solo voci di dèi disincarnati.

Il sostituto semantico genera a fatica. La sordina inghiotte; il violino tentenna. Legato e sciolto, si rapprende il fuoco. Segnale per il silenzio del coro.

Nel tempo del temperato, il testo è destinato a garantire. Il dio che ha urlato accanto a noi ieri notte, nella metropolitana, ha appena donato alla civiltà un colore del tutto nuovo. Blocca il verde per cerchiare il blu. Il rosa dell’inconsapevolezza offre l’ultima lap dance al dubbio.


Il ritorno alla mondanità è malsano. Smonda tutto: la parola. Attraverso questo scarabocchio potrei imparare a coordinare meglio le interruzioni. Il loro schermo vuoto, un collasso angelico.

Ora, lasciami fingere di essere un individuo. Lasciami dimenticare, per una volta, gli dèi che mi controllano. Lasciami trasformare il movimento in suono. Lo squillo dei tromboni sgorga dalle mie dita. La tromba dalle estremità dei miei capelli.

Linea gialla: il solare. Arancio ondulato: una rivelazione che l’umanità ha dimenticato di salvarsi. Ora dobbiamo ricreare l’assenza che abbiamo trovato in alto, qui in basso. Nutrendo le verticali, l’orizzonte è scomparso. Occorre reinserire l’orizzonte nella parentesi del prossimo slancio.

La scena è un cimitero, le voci non distribuite. Il suono ribolle dalla terra di notte, uno stridio variegato nel silenzio. Bisogna introdurre il sordido in questa variazione, per rivelare tutte le perdite incastrate in questo trionfo.

Balaustra d’opera: il ponte sopra il silenzio. Gratta la ferita in superficie, le forze cruente della violenza devono anch’esse essere viste come freno alla ricompensa della civiltà. Prometeo è appena caduto e ha schiacciato la montagna.

Quell’anno, la mezzanotte portava con sé un disastro: non c’erano più nuovi canti da intonare. L’umanità è sprofondata in uno stato di schiavitù perpetua. Abbiamo dimenticato chi dovevamo servire. All’improvviso, il silenzio ha aperto un museo.

Scriviti nella partitura, così da poter sparire appena fuori di essa senza mai doverci entrare. Insediamenti abitati ancora da dimenticare; voci sopraffatte dalle macchine di un regno superiore.

Scrivi il fuoco nell’azzurro che scarabocchia un cielo. Manifestazione furtiva di replicabilità che taglia la pagina: dove è contenuta deve finire, dove non lo è, può continuare in eterno. L’aquila ti divora le viscere.

Bisogna odiare Dio per concludere qualcosa in questo mondo.

Il cielo non ha più alcun fuoco in sé. Al suo posto abbiamo questa scrittura, da decifrare per gli esseri futuri. Avendola lasciata indietro, diventeremo i loro dèi, involontari parenti dell’assenza a venire.

L’Io-ità di tutto non è mai desiderante. L’Io è un segno sulla pagina e nient’altro: la diserzione di Dio. Zeus ha un volto, e questo lo rende uomo. La percezione umana è donata alla massa che non vuole, che non desidera. Il fuoco si spezza felicemente fuori dalla linea del tempo.

Voglio che il nulla del mondo intero entri in me. Voglio dargli la possibilità di respirare. Quando accadrà, proietterò la mia voce nel mondo esterno. Anche le ombre danzanti avranno la loro occasione di rivelarsi.

Disfai ciò che è lontanamente perdonabile. Un canto che nasce nel silenzio è destinato a generare una forma rettiliana. Il rettile respinge i nuovi inizi, lievi manifestazioni dello spirituale in forma di crescita spinosa, soffocando il lontano ronzio dei gemiti degli dèi. Sotterra i germogli e dimentica il tempo.

Sarebbero dovuti esistere due mondi; Dio si è dimenticato di creare l’altro. Ci ha donato la scrittura al suo posto.

Troppa luce ormai nel buio. Bisogna imparare a spegnerla.

Il bisogno di calore è la prima cosa che conosciamo.

Discrivi tutto questo.

Desideriamo ringraziare l'Archivio Storico Ricordi per il prezioso supporto nella preparazione di questo articolo e per aver fornito le immagini che lo accompagnano.

Photo: Beatrice Zito

Travis Jeppesen è uno scrittore americano che vive a Berlino. I suoi libri comprendono Settlers Landing, Bad Writing, Poems I Wrote While Watching TV, See You Again in Pyongyang e Victims. È conosciuto come il creatore dell’object-oriented writing, un approccio metafisico alla critica d'arte che tenta di abitare l'oggetto artistico. Il suo primo importante progetto di object-oriented writing, 16 Sculptures, ha la forma di un'installazione sonora ed è stato presentato alla Biennale del Whitney del 2014; successivamente è stato allestito come mostra personale alla Galleria Wilkinson di Londra e infine pubblicato in formato libro da Publication Studio. Nel 2013, ha ricevuto una borsa di studio per scrittori d'arte dalla Andy Warhol Foundation. Le sue opere calligrafiche e testuali sono state esposte a livello internazionale. Dal 2019 al 2022, ha lavorato come assistente assistente professore presso l’Institute for Cultural and Creative Industry della Shanghai Jiao Tong University, dove ha contribuito a fondare un programma di master in Curatela.

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