L’Ignoto di Antonello da Messina mi sorride ogni mattina, sempre, senza chiedermi niente in cambio.
Una cornice delimita all’interno di essa qualcosa che rende sacro. La cornice consacra ma non è consacrata. Immagino un raggio di luce che illumina la parte superiore di una cornice dorata creando una rifrazione su quella parte, apparendo così ai miei occhi come una feritoia, dalla quale poter vedere un secondo mondo. La cornice avrebbe più significato dell’opera che contiene.
Quando il mio piede passa da una mattonella all’altra, è attenta a non toccare la fuga, o è irrilevante la fuga per me?
Mi hanno detto che tutta la decostruzione di Derrida origina dalla visione di una precisa mattonella del corridoio della sua casa in Algeria.
Una volta sono stata per alcune ore a pensare cosa volesse significare la parola “sedia”, proprio non riuscivo a capire quel suono, e non intendo in senso etimologico. Quel suono non riuscivo ad identificarlo, un salto nel buio, eppure c’era una memoria in me, ma non riuscivo a darle un corpo. Poi all’improvviso ho avuto una visione: ho immaginato una sedia, e quel suono mi è ritornato familiare. Ho letto che la sedia in origine era un simbolo di potere e ricchezza.
L’Ignoto di Antonello da Messina mi sorride ogni mattina, sempre, senza chiedermi niente in cambio.