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Visual Essay

by Stefano Faoro
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08.01.2025
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Nel processo metabolico della storia digeriamo non solo cibo, ma anche idee. Tra la "troppa torta" di Northrop Frye che appesantisce l'immaginazione di una nazione e lo "stomaco troppo pieno" di Walter Benjamin che genera sogni, il visual essay di Stefano Faoro visualizza questa doppia consumazione di materia e senso che modella psiche individuale e coscienza collettiva.

Stefano Faoro (1984) vive e lavora a Bologna.Tra le mostre recenti: Fellow Travelers, Empire, New York (2025); No sleeper seats, that's a mattress, Cherry Hill, Colonia (2024); Files, Backrooms, Kunsthalle Zurigo (2024); Students, Caravan, Oslo (2023); Your new room, Fanta, Milano (2022); The young fascist militant, Kunstverein Nürnberg (2022); The one and only, Etablissement D'en Face, Bruxelles (2024); Carefully Unplanned, dépendance c/o Conceptual Fine Arts, Milano (2023); E / G# / D / A# /, NOUSMOULES c/o L'Etoile Endettée, Berlin (2021); Soft Knees, Wiels, Contemporary Art Center Brussels (2019). Dal 2021 gestisce il programma espositivo itinerante News from Europe, che si è svolto a Bari, Francoforte e Bologna. Dal 2016 è membro della libreria temporanea e del programma pubblico Publikationen + Editionen presso Felix Gaudlitz a Vienna, Shanaynay a Parigi e una vecchia macelleria a Bruxelles.

All images courtesy the artist.

Durante la modernità, “una massa critica di medici, psichiatri, romanzieri, artisti, etnografi, politici e leader religiosi iniziò a ritenere che la funzione digestiva influenzasse in maniera determinante sia le emozioni sia le facoltà cognitive”, scrivono Manon Mathias e Alison M. Moore in Gut Feeling and Digestive Health in Nineteenth-Century Literature, History and Culture (2018).

Nel 1971, nel saggio Canadian and Colonial Painting, il critico Northrop Frye introduce l’opera del paesaggista Tom Thomson con una metafora suggestiva: “I paesi in cui viviamo nutrono la mente quanto il corpo: il nutrimento fisico viene assorbito da fattorie e città, quello mentale da religione e arti. In ogni comunità prosegue questo processo di digestione materiale e immaginativa. Così una vasta distesa di terra selvaggia può colpire chi le vive accanto come troppa torta colpisce un bambino: qualcosa di ignoto ma forse terribile li fissa dal buio; si nascondono sotto le coperte finché possono, ma prima o poi devono ricambiare lo sguardo. Arrivano prima gli esploratori, tormentati dal senso di irrealtà dell'invisibile; seguono pionieri e mercanti. Ma la terra non è ancora assorbita dall'immaginario, e l'incubo si sposta a perseguitare gli artisti”.

Una metafora molto simile si ritrova in Das Passagen-Werk (1927–1940) di Walter Benjamin: “La sovrastruttura è espressione dell'infrastruttura. Le condizioni economiche dell'esistenza sociale si esprimono nella sovrastruttura – proprio come nel dormiente uno stomaco troppo pieno trova non il riflesso ma l'espressione nei contenuti del sogno, che dal punto di vista causale si può dire lo 'condizionino'. La collettività esprime fin dall'origine le condizioni della propria vita. Esse si manifestano nel sogno e trovano interpretazione nel risveglio.”

In entrambi i casi, la sovrastruttura si manifesta come un sogno confuso: quello del ragazzino di Frye, la cui infrastruttura – lo stomaco – è alle prese con la digestione di un pasto pesante.

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Visual Essay: Stefano Faoro
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